Davide: Giusto il tempo per cambiare un po’ di soldi e fare l’assicurazione obbligatoria (che in frontiera non abbiamo potuto fare per ...

La pista delle Maree

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Davide: Giusto il tempo per cambiare un po’ di soldi e fare l’assicurazione obbligatoria (che in frontiera non abbiamo potuto fare per l’ora tarda) e si parte. Ancora una volta si attraversa la città rischiando più che nella peggiore pista abbandonata: nel traffico l’anarchia regna sovrana, e anche procedere dritti sulla strada principale si trasforma in un terno al lotto. Animali, carretti, auto che svoltano, frenano, si innestano... tutto segue una logica che a un europeo sfugge, e forse non ci abitueremmo a questo caos neanche in cent’anni.
Finalmente lasciamo l'asfalto dopo Nouadhibou
Paesaggio monotono all'ingresso del parco del Banc d'Arguin
Pista nel Banc d'Arguin
Si fa il pieno, si incrociano le dita e si comincia a fare sul serio. Il programma è di arrivare a Nouakchott facendo tutto off-road: arrivare diretti da nord sul parco del Banc d’Arguin, attraversarlo e fare la famosa pista delle maree, una spiaggia da 150 km che -dicono- si può fare solo con la bassa marea.
I punti GPS li abbiamo, ma qui più che indicare una pista, indicano una direzione: le distanze sono troppo grandi, servirebbero migliaia di punti, e allora tanto vale seguire l’intuito e scendere verso sud...
Freschi noi e fresche le moto: si corre senza esagerare, con un vento che ci accompagnerà per tutto il viaggio, attraversando un ambiente il più delle volte piatto, senza grossi riferimenti, senza incrociare anima viva per centinaia di km. Finalmente soli. Liberi. Con quella sottile paura che ti attraversa come un brivido la schiena: nessuno ti verrà a cercare, nessuno ti porterà acqua o benzina, e se sbagli paghi un prezzo troppo alto.
Maciniamo piste dure, corriamo su piattoni di sabbia. Si mettono alla prova le moto e il sistema di carico, ci mettiamo alla prova noi, dobbiamo ancora trovare i nostri ritmi di coppia. 

Nicola: Ed eccomi in terra… caduta banale, come la maggior parte delle decine che seguiranno. Niente di nuovo: in fatto di cadute, sono un professionista, ho un record imbattuto sin dalla mia prima uscita in AT. Ma ora c'è una brutta sorpresa… la moto con serbatoi addizionali, benzina, bagagli ed acqua è troppo pesante, sulla sabbia molle scivolo, non riesco ad alzarla… il compagno è avanti e mi rendo conto che se fossi veramente solo non ce la farei a tirarla su… aspetto che arrivi, è una piccola sconfitta. E siamo solo all’inizio!

D: Proseguiamo. Neanche una sosta per qualche foto, non ci si ferma neanche a mangiare. Ci si riempie gli occhi di tutto quello che si vede, e per poco o monotono che sia, gonfia il cuore. Africa e moto, un binomio perfetto. Su piste sconosciute, con la voglia di osservare e attraversare un mondo che ci stupisce, spaventa e affascina tutte le volte: è droga per lo spirito, una sete che non si placa. Qualche ruzzolo, un po’ di paura perchè davvero non si incontra nessuno, qualche passaggio tecnico, la benzina che cala, il tempo che corre. E si attraversa senza accorgersene un parco che di speciale non ha niente, una riserva faunistica che forse andrebbe attraversata con più calma per poter essere apprezzata.
Ma poi si arriva al capo di Timirist, all’inizio della pista delle maree: qui non ci si può sbagliare. Si scende a sud, e le dune della spiaggia e l’oceano creano un corridoio sicuro.
Prima di proseguire, ci mettiamo alla ricerca di un po’ di benzina, che troviamo a cifre spropositate al piccolo paese di Nouamghar. Con la cornice di una miriade di bambini genuinamente invadenti, travasiamo 20 litri di benzina da un fusto alle moto: sarà provvidenziale. E poi via di corsa a correre sulla spiaggia, sul bagnasciuga.
La marea sale velocemente, non abbiamo tempo e voglia di aspettare 12 ore per ripartire al momento giusto, e anche se sappiamo che non arriveremo a destinazione giocando solo dove le onde si ritirano, saltiamo come cavallette sulle piccole dune di sabbia plasmate dalle onde della precedente marea. Troppo divertente, troppo bello. E non finisce mai. La distanza è come fare una Torino-Milano sulla spiaggia, con granchi giganti che scappano davanti alle ruote e stormi di gabbiani che si alzano in volo avvolgendoti al tuo passaggio. E da un lato l’oceano: infinito, placido e devastante come il deserto che tanto ci affascina. Roba da orgasmo.
Il socio insiste (a ragione) per fermarsi a tirare il fiato (specie dopo un paio di voli ben piazzati...). Un calcio alla tabella di marcia: OK, allora bagno... Via tonnellate di protezioni e abbigliamento tecnico e ci si tuffa. Nudi come l’ambiente che ci circonda, tanto la stanchezza inizia a farsi sentire e l’orgasmo l’abbiamo già raggiunto a correre sulla spiaggia: l’integrità morale e fisica è al sicuro...

Il pieno a Nouamghar (Cap Timrist)

Ragazzi e bambini ci fanno festa

La Pista delle Maree

Mare a destra, deserto a sinistra...


Relitto abbandonato sulla spiaggia

Finalmente il bagno! E il costume?

non l'hai preso??

Si riparte con l'alta marea...

...e presto si fa sera
Paghiamo lo scotto di ripartire con la marea al massimo possibile: per proseguire bisogna correre sulla sabbia asciutta, un po’ più distanti dall’oceano. La sabbia è molle, la velocità di galleggiamento è un miraggio, e il motore viaggia in perenne ebollizione.
Inizia a scendere la sera, la stanchezza si fa sentire e per gli ultimi km ci trasferiamo sul nastro d’asfalto che corre più a est. Giusto il tempo di fare qualche km e... finisco la benzina! Sulla spiaggia sarebbe stato più traumatico: qui prima tentiamo un travaso con una sfigatissima pompetta a mano, poi la soluzione rapida e dolorosa (per il braccio!) è quella di attaccarsi al compagno che, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, mi trainerà per qualche km fino alla stazione di benzina.
L’arrivo è in notturna a Nouakchott, dove prendiamo una camera all’Auberge du Sahara. Più che una stanza è una tenda, montata sul tetto a terrazzo... Comunque non male! Degno di nota l’incontro con un ragazzo scozzese, fumato come pochi, che ha trovato se stesso facendo il cammelliere…
Alla fine le strutture ricettive migliori (come l’albergo dove siamo stati), sono quelle gestite da europei che si sono trasferiti qui: le carenze igieniche e di servizio rimangono, ma almeno sono consapevoli del limitato standard che offrono, e chiedono un compenso ragionevole. Gli autoctoni infatti sono realmente convinti che il turista sia per definizione ricco e stupido, e che basti una scritta "Auberge" per richiedere delle cifre spropositate in cambio di una stanza con un tappeto per terra (il più delle volte senza luce, acqua o qualcosa che giustifichi la parvenza di una struttura ricettiva).

Mauritania 2006: Stage 1
30 Dicembre 2006
Percorso: Nouadhibou - Nouakchott (499 km)


Mauritania 2006: Cronologia



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