V iaggiare, in moto o con altri mezzi, porta con sé il gusto di esplorare terre lontane, "straniere" in senso non solo geograf...

Il Confine

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Viaggiare, in moto o con altri mezzi, porta con sé il gusto di esplorare terre lontane, "straniere" in senso non solo geografico ma anche culturale ed interiore. Questa esperienza - la ricerca ed il confronto con ciò che ci è "estraneo" - è ciò che spinge il viaggiatore ad affrontare fatica e difficoltà, situazioni di incertezza e qualche rischio, ritrovandosi ciononostante con il desiderio di ripartire appena ritornato nel comfort di casa.

In questa prospettiva l'atto di superare un confine ha un valore simbolico. Segna il passaggio in terra straniera, ma anche il superamento di un limite: geografico, personale, psicologico. Non a caso peripezie e disavventure ai posti di frontiera sono un capitolo immancabile di molti racconti di viaggio.

C'è per questo motivo un fascino perverso nei confini chiusi, in particolare in quelli in zone remote e disabitate. L'idea che in mezzo al deserto ci sia una riga al di là della quale esista un mondo a noi completamente precluso fa immediatamente venire voglia di affacciarsi e sbirciare dall'altra parte. Sarà forse il  richiamo del proibito, tipico dell'adolescenza che, come ben noto, per i motociclisti si estende fino alla soglia della terza età...

È questo fascino morboso che ci porta ad esplorare la regione di Figuig, antica oasi carovaniera incastonata nello spigolo più a Est del Marocco. La chiusura del confine con l'Algeria nel 1994 ha trasformato la regione in un cul de sac, condannandola al ruolo di remota terra di frontiera; un "Far East" tagliato fuori dalle rotte commerciali e turistiche. E questo le conferisce un'atmosfera unica: sulle piste polverose che vanno ad Est non si incontra praticamente nessun viaggiatore, e spesso ci si trova con la sensazione inebriante e vagamente inquietante di essere completamente fuori dal mondo. Anche se, paradossalmente, non si è molto lontani dalle rotte più classiche e battute del Marocco.

Il percorso di questo viaggio

Effetto collaterale della quasi totale assenza di stranieri è l'atteggiamento accogliente e caloroso della gente del posto, retaggio della tradizionale ospitalità berbera che in gran parte del Marocco è svanita sotto il peso di carovane di turisti. Ovunque siamo passati, siamo stati accolti con sorrisi ed inviti per il tè o per il pranzo; e indifferentemente da uomini o donne, pastori e ragazzi, operai e gendarmi; senza preavviso e indipendentemente da cosa stessero facendo in quel momento.

Da un punto di vista motociclistico questa regione ha molto da offrire: piste belle e lunghe, che permettono di correre su terreni molto vari, tecniche il giusto, sempre molto godibili. Paesaggi notevoli e molti posti strani da scoprire: insomma tutti gli ingredienti per un viaggio speciale, e questa volta senza neppure dover andare troppo lontano...

Il palmeto dell'oasi di Figuig. Al di là delle montagne, l'Algeria.


Il racconto di completo questo viaggio è su
Motociclismo Fuoristrada di Novembre 2019.
Abbiamo pubblicato il racconto completo di questa avventura su Motociclismo Fuoristrada di Novembre 2019. Lo spazio di un articolo non rende giustizia a tutto ciò che abbiamo visto: ecco quindi una carrellata delle immagini che ci sono rimaste negli occhi...




Il nostro viaggio comincia a Midelt, da cui puntiamo verso Sud-Est attraversando le ultime pendici dell'Alto Atlante. Attraversiamo strette gole e piste piacevoli e panoramiche, che a tratti ricordano le nostre vecchie strade militari di montagna. Sulla strada, facciamo una pausa per visitare le rovine del Tighermt n'Anou, un raro esempio di granaio collettivo berbero.



Rovine del Tighermt n'Anou

Poco più avanti, la sorpresa di un laghetto dalle acque turchesi contrasta in modo impressionante con l'ambiente desertico che lo circonda.


La nostra prima tappa è l'imbocco dell'Oued Bou Anane, uno spettacolare canyon dalle pareti verticali costellato da rovine di antichi ksar. È sicuramente una delle piste più belle della regione. Qualche anno fa avevamo fatto campo alle rovine di Ksar Morhel, all'inizio di questa pista, ma avevamo dovuto rinunciarvi perché la pioggia dei giorni precedenti aveva reso il percorso impraticabile. Questa volta non potevamo perdercela!


Vista dell'Oued Bou Anane da Ksar Beni Yatti

Ksar Beni Yatti

Arrivati finalmente nei pressi del confine con l'Algeria, imbocchiamo la pista di Mengoub, che ha solleticato a lungo la curiosità dei viaggiatori perché sulle carte Michelin è segnata come "pista proibita". È una pista che corre verso Est direttamente a ridosso del berm, il "muro" eretto dal Marocco per 2700 km, da Figuig fino all'estremo del Sahara Occidentale, per chiudere il confine e isolare i ribelli del Fronte Polisario.
All'imbocco della pista si trova la stazione fantasma di Megoub, costruita su un troncone della mitica linea ferroviaria Méditerranée-Niger, mai portata a termine.

La stazione fantasma di Mengoub



La pista è scorrevole, nonostante la presenza inquietante del berm con i relativi presidi militari.
Arriviamo a Figuig con un tramonto spettacolare. È un posto incredibile: migliaia di palme in una piana circondata dalle montagne che segnano il confine con l'Algeria. Questo paradiso verde in mezzo al deserto è irrigato da una antica rete di canali sotterranei che captano l'acqua di sorgenti calde sotterranee e la distribuiscono al palmeto attraverso una miriade di vasche di decantazione. Un'opera impressionante di ingegneria antica, con una storia sanguinosa di lotte per il controllo dell'acqua.
Alla sera, facciamo amicizia con un ragazzo che si offre di farci vedere l'oasi il giorno dopo.

Antiche torri di guardia, testimoni della "guerra dell'acqua" che ha visto contrapposti i diversi ksour di Figuig.

Un bagno nell'acqua calda e cristallina
delle sorgenti di Figuig
Il nostro cicerone ci racconta molti aneddoti curiosi della storia della città e ci porta a visitare la rete di canali e vasche di irrigazione, il Mellah, e molti altri luoghi sbalorditivi, come un hammam termale nascosto in mezzo al palmeto, o la caldissima sorgente sotterranea di Hammam Foukani a cui si accede per una stretta scalinata di 120 gradini scavati nella roccia.
Figuig è un luogo unico e sbalorditivo, ma incredibilmente in un giorno intero non abbiamo incrociato nessun altro visitatore!

Al mattino ripartiamo verso Nord, per raggiungere l'oasi di Iche. La pista  passa in uno stretto corridoio fra le montagne e il berm, che in questa zona si trova esattamente lungo la linea di confine. Viene voglia di affacciarsi per guardare dall'altra parte... ma non è una buona idea, ci sono casotti militari e posti di osservazione ad intervalli regolari e appena proviamo a fermarci spunta un militare che da lontano ci viene incontro.

Più avanti, formazioni rocciose dai colori vivaci catturano la nostra attenzione.



Andiamo a esplorare la zona e scopriamo una miniera artigianale di sale. I minatori si calano con delle corde in un buco nel terreno di cui non si scorge il fondo, e da cui provengono voci lontane e il rumore sordo dei picconi. Sinceramente fa un po' impressione.
Condividiamo qualche snack con alcuni minatori, che ci prendono in simpatia e ci fanno visitare una galleria laterale da cui stanno sfruttando un nuovo filone. La galleria principale, scavata a mano, scende verticalmente e con le torce non se ne vede il fondo...



Poco più avanti, in mezzo alle montagne, ci fermiamo nei pressi di due costruzioni isolate. Arriva un uomo che ci spiega che quella è la scuola per 22 bambini dei douar della zona, e che lui è il maestro. È un po' surreale, visto che non incrociamo anima viva dal mattino.

L'oasi di Iche, che raggiungiamo poco prima del tramonto, sarebbe bella da visitare, se non fosse che il confine passa esattamente nel mezzo del palmeto. Tutta la zona è presidiata dai militari, che seppur gentilissimi rispondono "c'est interdit" a qualsiasi domanda facciamo. Ci viene concesso solo un breve giro per visitare le rovine, scortati da una simpatica "guida". Non ci sono sistemazioni nell'oasi ed accamparsi è interdit, a meno che vogliamo farlo di fronte alla porta della caserma. Decliniamo, con apparente sollievo dei militari, e imbocchiamo la strada alla ricerca di un po' di sabbia per fare campo.



La notte è freddissima, e al mattino partiamo infreddoliti per attraversare il Chott Tigri, un lago stagionale che abbiamo la fortuna di poter attraversare, visto che non piove da tempo ed il fondo è asciutto e compatto.

Ai margini del Chott, una falesia ospita una serie di sorgenti e pozzi artificiali scavati nella roccia, in un ambientazione degna di un set di Guerre Stellari.


Non ci facciamo mancare un po' di sabbia, che è sempre un invito a giocare...




La Gare de Tendrara
Ritorniamo alla civiltà a nei pressi della stazione di Tendrara, anch'essa abbandonata sebbene la linea ferroviaria sia ancora utilizzata per il trasporto del materiale estratto nelle miniere più a Sud.
Il nostro programma a questo punto prevede di attraversare il Rekkam per tornare verso sud, per ritrovare il confine sulle piste che corrono ai piedi della Hammada de Guir. Gli altipiani di questa regione rendono veramente il senso dei grandi spazi del deserto.

Il passo sullo Jebel Souala, sulla pista per Beni Tajjite

Panorama dal Col de Belkassem

Per il campo torniamo ancora una volta al nostro hotel a mille stelle preferito, a Hassi Talhremt.

Campo a Hassi Talhremt



Sulla via del ritorno, ci resta ancora il tempo per ripercorrere alcune delle più belle piste del Marocco: fare campo nella Gara Medouar e raggiungere il Cirque de Jaffar per le spettacolari gole dell'Oued Jaffar.

Alla conquista della Gara Medouar

Il campo nella Gara Medouar
Chiudiamo in bellezza con un incontro sulla pista del Cirque de Jaffar: un ragazzo con cui ci fermiamo a parlare ci porta a fare il bagno in una sorgente calda nel letto dell'Oued Mouloya, che gli abitanti dei villaggi della zona utilizzano come terme. Al ritorno lo accompagnamo al suo villaggio in moto: veniamo accolti dalla sua famiglia, che ci invita a condividere un bel tajine fumante.




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