Anche in Africa ci si abitua in fretta alla vita cittadina: negozi per viveri e piccoli acquisti, cena “al ristorante”, un’officina per ...

Stage 6. Il paradiso dei cammelli

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Anche in Africa ci si abitua in fretta alla vita cittadina: negozi per viveri e piccoli acquisti, cena “al ristorante”, un’officina per le riparazioni e anche il lusso di una vera doccia fanno dimenticare in fretta le difficoltà dei giorni precedenti.
Fatto il pieno di benzina ed acqua, partiamo quindi carichi di ottimismo e affamati di km. Obiettivo: esplorare villaggi, oasi e guelta nella regione a sud di Atar in un largo anello di qualche giorno.

La strada fino ad Oujeft è ormai asfaltata e in paese ora c’è anche un benzinaio! Anche se abbiamo fatto solo pochi km, ci fermiamo per rabboccare i serbatoi dato che questa sarà l’ultima possibilità di rifornimento che incontreremo per parecchi chilometri. Come avviene spesso in questi posti, c’è però solo la pompa del gasolio, ma per nostra fortuna il benzinaio ha una scorta di benzina in fusti, che travasa nei nostri serbatoi con un tubo da irrigazione da cui aspira con la bocca… ...e ogni tanto gli scappa qualche sorsata di ottima ‘essence d’annata’: alla salute!
Nel frattempo una macchina di passaggio si ferma e ne scende un signore per dirci che siamo i benvenuti in Mauritania e per ringraziarci di essere venuti a vedere con i nostri occhi che questa “repubblica islamica” è un paese sicuro e aperto agli stranieri, e non ha nulla a che fare con gli estremismi che riempiono le prime pagine dei giornali. Si raccomanda di raccontarlo quando torniamo a casa, perché purtroppo qui ormai non ci viene quasi più nessuno: speriamo che i nostri racconti possano fare venire la voglia di partire a qualche altro motociclista!

Terminati i salamelecchi imbocchiamo finalmente la pista, che corre su un altopiano tagliato da parecchi oued sabbiosi alternando salite pietrose e passaggi tecnici nella sabbia. Sabbia su cui saltuariamente si possono riconoscere tracce fresche di un camion e diverse moto: non può che essere il gruppo di tedeschi già incontrati nei giorni precedenti. Come per un riflesso condizionato, il ricordo della birra ghiacciata che ci piazzarono in mano a Terjit ci fa venire un’inconfessabile voglia di accelerare il passo: chissà che non riusciamo a raggiungerli...

Nei pressi di Far’aoun la pista si fa intrigante: una serpentina scende dall’altopiano per infilarsi in un enorme cordone di dune… vista che affascina e preoccupa: come si farà a passare fra quelle dune?

La discesa su Far'aoun

Per nostra fortuna esiste un “passaggio invisibile”: il letto di un fiume ormai completamente ricoperto di sabbia si snoda in piano tra le alte dune, facilitandoci per qualche chilometro. La sabbia è molle e insidiosa, e in qualche passaggio tecnico si cade, si scava, si spinge…: ma quanto pesano ‘sti cilindri che ci portiamo appresso?


Passiamo vicino ad un piccolo villaggio (Ouagchodda) dove attiriamo l’attenzione di un gruppo di bambini che ci rincorrono esaltati, ma il fondo è molto tecnico per via della sabbia soffice per cui evitiamo di fermarci.

Decidiamo di imboccare da qui una pista diretta al Guelta di Zli, che richiede una deviazione verso sud di una cinquantina di km. La pista diventa molto faticosa, un misto di sabbia e sassi in cui non si può andare troppo piano, altrimenti ci si insabbia, ma nemmeno troppo forte per non rischiare di bollare i cerchi sui sassi o -ben peggio- cadere rovinosamente.

Il camion di Thomas Trossmann di Wüstenfahrer
Sul terreno continuano ad apparire come in un miraggio tracce fresche di camion e moto, e presto la nostra speranza viene confermata: incrociamo il gruppo di Wüstenfaher che si è fermato per visitare una sorgente e per caricare sul camion la moto di una partecipante che ha deciso che per oggi poteva bastare. È la terza volta che ci incontriamo: ormai siamo diventati amici… Niente birra, ma questa volta “vinciamo” una tanica di benzina (che per noi rappresenta una manna dato che vuol dire almeno 100 km di autonomia in più) ed una mezza dozzina di arance… fresche, succose, e gustarle dopo questa giornata di caldo ci sembra il lusso più voluttuoso sulla faccia della terra… ci resterà la voglia di arance per tutto il resto del viaggio! Grazie Thomas!

Il gruppo riparte e noi ci fermiamo ancora un po’ per fare qualche foto. Le pause in moto sono sempre una questione complicata: o ci si ferma un minuto e poi si riparte al volo, oppure ci si spoglia e ci si gode la pausa, consapevoli di dover perdere almeno un quarto d’ora per rivestirsi di tutto punto, con quasi venti chili fra armatura, protezioni, stivali, marsupio e camelback.

Kedei

Ora di salire in moto e, sulla sabbia sotto la nuova CRF, ecco una minuscola macchia d’olio… Momento di panico: da dove arriva? Eccoci con il primo inconveniente tecnico “serio” sulla nuova Africa Twin: una piccola crepa in basso sul carter sinistro lascia trasudare una goccia d’olio. Questo bicilindrico in linea è davvero molto largo e quindi parecchio esposto agli urti. Un danno di questo tipo su una moto nuova di zecca fa scoppiare in lacrime anche il più duro dei motociclisti, ma qui diventa il minore dei mali: si tira fuori il tubetto di resina bicomponente e in 5 minuti è tutto risolto, con buona pace dell’estetica...

Si riparte, con la pista che diventa sempre più tecnica. Nicola rallenta il ritmo, ed inizia ad affiorare qualche tensione: differenze di ritmo e di programmazione mentale (inevitabili in questi viaggi specie quando si entra nel difficile) logorano come una tortura cinese… L’importante è chiarirsi: ci fermiamo per un altro sano e colorito “scambio di idee”, che risulterà molto utile per riprendere la concentrazione di guida. Tanto che appena ripartiamo ci accorgiamo di aver imboccato la strada sbagliata già da parecchi km!

Il paradiso dei cammelli

Ritorniamo indietro e riprendiamo la pista giusta, raggiungendo in breve una vasta prateria, sorprendentemente verde a confronto dell’arido panorama che ci accompagna da tutto il giorno. È recintata e all’interno vi pascola una mandria di cammelli: deve essere una pacchia per loro avere erba fresca a volontà, tanto che battezziamo il luogo “il paradiso dei cammelli”. Forse il fatto che noi cavalchiamo tra il caldo e la polvere fuori dal recinto di questo paradiso dovrebbe farci riflettere sui nostri peccati di motociclisti, ma noi invece di meditare diamo del gran gas, e come tutti i peccatori ce la spassiamo proprio!

Alla ricerca del Guelta di Zli
Raggiungiamo finalmente il punto dove dovrebbe trovarsi il Guelta di Zli: ma non c’è niente! Giriamo intorno al punto GPS avanti e indietro sconsolati, poi lasciamo le moto e ci dirigiamo a piedi verso quello che sembra essere l’imbocco di un canale scavato dall’acqua fra le rocce: ma di acqua nemmeno l’ombra… non possiamo crederci, mezza giornata di piste spaccaossa per niente… stiamo quasi per girare i tacchi quando per scrupolo ci sporgiamo dalle ultime rocce e, sorpresa: in fondo al canalone una parete rocciosa a picco sovrasta un lago, il guelta c’è eccome, un paesaggio sbalorditivo!

Il Guelta di Zli

Ritorniamo verso Nord su una pista più scorrevole, su cui riusciamo a mantenere un ritmo più sostenuto e piacevole. Ripassiamo da Ouagchodda: i bambini che abbiamo già incrociato all’andata sono impegnati in una partita di pallone sulla distesa di sabbia ondulata fuori dal paese, proprio dove passa la pista. È sabbia molle ed è in salita quindi non bisogna fermarsi: attraversiamo il campetto tutto d’un fiato, interrompendo per pochi istanti la partita… Cosa avranno potuto pensare i ragazzini vedendo passare avanti e indietro due cretini, invasati e vestiti da astronauti, rimarrà per sempre un mistero...

Dal paese puntiamo ad Est su un altopiano sassoso, in cui la dura pista è a tratti coperta da grosse dune che devono essere aggirate passando fra campi di pietre squadrate. Queste deviazioni che spezzano il ritmo e obbligano a gimcane trialistiche ci accompagnano fino a quando il sole -ormai basso- si riflette con mille sfumature calde sulle nuvole… la giornata volge al termine e svanito l’ultimo raggio di sole scendiamo dall’altopiano nell’Oued Timinit. Ci buttiamo nel letto dell’ampio oued regalandoci una bella corsa al buio sulla sabbia, fino a trovare un angolo adatto per fare campo.

Tramonto sull'Oued Timinit

Il rito della svestizione, del montaggio delle tende e della cena si ripete, anche se abbiamo praticamente finito l’acqua e non possiamo permetterci nemmeno di cucinare un risotto liofilizzato. Buonanotte, domani è un altro giorno, e in qualche villaggetto qui intorno troveremo sicuramente anche dell’acqua!
Campo nell'Oued Timinit



Stage 6
  • Percorso: Atar - Oujeft (rabbocco benzina) - Guelta di Zli - Agroub (campo nell'oued Timinit)
  • Percorrenza: 227 km

Mauritania 2016: Cronologia



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